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Una realtà sulla bocca di tutti, che meraviglia il Sassuolo di De Zerbi.

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NAPLES, ITALY - NOVEMBER 01: US Sassuolo players celebrate the 0-1 goal scored by Manuel Locatelli during the Serie A match between SSC Napoli and US Sassuolo at Stadio San Paolo on November 01, 2020 in Naples, Italy. (Photo by Francesco Pecoraro/Getty Images)

Ci troviamo in Emilia Romagna precisamente a Sassuolo. Un comune di 40 mila abitanti circa, terra di piastrelle e ceramiche. Centro industriale all’avanguardia, fucina produttiva per il nostro Paese e per l’estero. E’ proprio qui, nell’area pedecollinare modenese al confine con la provincia di Reggio Emilia che nasce una delle storie più belle, più emozionanti, quella del Sassuolo Calcio, guidato dalla maestria e dalla sapienza tattica di Roberto De Zerbi. Una storia che ha radici lontane e che ha alla base un progetto frutto della serietà e professionalità degli addetti ai lavori, su tutti Giovanni Carnevali, ad oggi amministratore delegato e direttore generale della società. Essi’, perché quella del Sassuolo non è propriamente una favola, ma si può catalogare in quel comparto alla voce “progetto tecnico”. Anni e anni, stagioni su stagioni in cui l’operato della società è risultato inappellabile, inappuntabile. Partendo dal proprio fortino, la propria casa, il Mapei Stadium per l’appunto.

Impianto che, a partire dalla stagione 2013/14, ospita le partite casalinghe dei neroverdi. Sorto nell’area Nord di Reggio Emilia nel 1994, fu completato l’anno successivo. Alla sua inaugurazione, si presentò come uno stadio all’avanguardia nell’intero panorama calcistico italiano. Infatti, oltre a essere stata la prima struttura in Italia di proprietà di un club, fu costruito ricalcando il modello inglese di stadio per garantire al pubblico un’ottima visibilità da tutti i settori. Minuzioso, maniacale, accurato il lavoro dello stato maggiore neroverde, e non è un caso che a distanza di sette anni dall’avvento nella massima serie, il Sassuolo sia una delle migliori realtà del nostro campionato, ma non solo. Artefice dell’evoluzione tecnico-tattica è certamente Roberto De Zerbi. Un’ascesa la sua: prima Foggia, poi Palermo dal burrascoso Zamparini, e quindi Benevento, le tappe antecedenti al suo approdo nella città modenese. Chi lo ha conosciuto lo ha definito un “malato di calcio”. Appunti, schemi, posizioni, posture del corpo in allenamento e in partita, in poche parole la cura del dettaglio, del particolare.

Tanti i talenti messi sotto contratto, allevati e blindati. Pensiamo su tutti al capitano Domenico Berardi, per continuare con Jeremie Boga prelevato dal Chelsea nella stagione 2018/2019 per soli 3 milioni di euro. Ma notevoli e svariati sono i punti di forza della banda di De Zerbi: un perfetto mix tra calciatori più giovani ed esperti. Andrea Consigli tra i pali ad esempio, sinonimo di garanzia ed affidabilità, nonchè uomo spogliatoio. Un’alternanza perenne ma sana tra Toljan e Muldur sull’out di destra. Esperienza nel segno di Vlaad Chiriches e Ferrari al centro della retroguardia, pronti ad interfacciarsi con colleghi dalla gamba scattante e dalla freschezza della loro gioventù quali Rogerio e Marlon. Senza ombra di dubbio uno dei più grandi capolavori messi a segno dal tecnico bresciano è stata la crescita esponenziale in questa stagione sportiva di Manuel Locatelli. Regista, mediano, interditore, tuttofare nel centrocampo del Sassuolo. Un calciatore trasformato, rigenerato e maturato. Il classe ’98 è uno dei pezzi pregiati anche della e per la Nazionale di Mancini. Corsa, grinta, piedi educati. Per un Locatelli che si sta definitivamente consacrando ad altissimi livelli ed affermando nel grande calcio, destinato a volare su lidi ancor più prestigiosi, ce n’è un altro che sta sbocciando: quel Maxime Lopez prelevato in prestito dall’ Olympique Marsiglia e probabilmente lasciato partire con troppa facilità e sufficienza da Villas Boas. 23 anni, classe ’97, 1 m e 67 cm di agilità, tecnica e visione di gioco. De Zerbi lo ha studiato, lo ha visionato, lo ha voluto. E siamo pronti a scommettere che alla fine del campionato diverrà una stella luminosa, una stella splendente. L’ennesima verrebbe da dire.

Possesso palla incessante che sfiora il 60% a partita, scambi nello stretto, uscite da dietro palla al piede. La filosofia del mister bresciano è chiara, palese: dominare il gioco, sfiancare ed annichilire gli avversari, per poi colpirli nei loro momenti di debolezza.

Il reparto avanzato è certamene il risultato più soddisfacente ed imprevedibile del suo calcio: Berardi, Djuricic, Boga sulla trequarti. Terminale offensivo? Ciccio Caputo. I quattro coniugano alla perfezione alcune componenti essenziali: rapidità, ribaltamenti di fronte, calci piazzati, tiro dalla distanza, tecnica sopraffina, ricerca della posizione, ricerca degli spazi, continue e perenni verticalizzazioni. Tanti i goal, svariati gli assist che puntualmente partono dai piedi dei “magnifici quattro”.

Vedere giocare il Sassuolo è uno spettacolo.

Vedere allenare De Zerbi è una fortuna.

Vedere lavorare questa società in modo oculato, preciso, lungimirante è per pochi.

I risultati dimostrano e avvalorano tutto ciò. Alla 10^ giornata, il Sassuolo occupa il quinto posto in classifica. Frutto del caso? Assolutamente no. Baciato dalla dea bendata? Ci sentiamo di smentire. E’ un orgoglio del calcio italiano, da tutelare e da sostenere, un’Atalanta 2.0. Dove potrà arrivare alla fine di questa e/o delle prossime stagioni sportive non lo sappiamo, non possiamo saperlo.

Ma una cosa è certa: il Sassuolo gioca a calcio, nel vero senso del termine e non desidera fermarsi qui. Brama di mietere altre vittime, e ha tutte le carte in regola per poter centrare un posto europeo.

Lo vuole De Zerbi, lo sperano i tifosi.

Complimenti ad una delle più belle realtà del calcio italiano.

Ne sarà orgoglioso da lassù Giorgio Squinzi, fautore della nascita di questa meravigliosa creatura.

Fonte foto: Ita Sport Press/Getty Images.

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