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Pier Paolo Pasolini: Salò o le 120 giornate di Sodoma

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Quattro Signori (il Duca, il Monsignore, Sua Eccellenza e il Presidente), al tempo della Repubblica Sociale di Salò, si riuniscono in una villa. Assieme a quattro ex prostitute, per 120 giorni, si dedicano alle più perverse fantasie, avendo a loro disposizione un gruppo eterogeneo di giovani maschi e femmine, strappati alle loro famiglie dopo lunghi appostamenti. La struttura del film è divisa in quattro parti: Antinferno, Girone delle Manie, Girone della Merda e Girone del Sangue. Dopo la “Trilogia della vita” (Il “Decameron”, “I racconti di Canterbury”, “Il fiore delle Mille e una Notte”) Pasolini sente la necessità, in questo film, di affrontare un’opposta lettura della sessualità.

“Ora tutto si è rovesciato. Primo: la lotta progressista per la democratizzazione espressiva e per la liberalizzazione sessuale è stata brutalmente superata e vanificata dalla decisione del potere consumistico di concedere una vasta (quanto falsa) tolleranza. Secondo: anche la “realtà” dei corpi innocenti è stata violata, manipolata, manomessa dal potere consumistico: anzi, tale violenza sui corpi è diventato il dato più macroscopico della nuova epoca umana. Terzo: le vite sessuali private (come la mia) hanno subìto il trauma sia della falsa tolleranza che della degradazione corporea, e ciò che nelle fantasie sessuali era dolore e gioia, è diventato suicida delusione, informe accidia”. Così si esprimeva il regista in un suo testo del 1975.

Al di là della centrale e indubbia importanza, per la comprensione del film, della visione politica pasoliniana, ritengo doveroso richiamare, seppure brevemente, l’impatto che la figura materna ebbe per la produzione artistica sia del Pasolini regista, che del Pasolini poeta.

Interrogarsi sul rapporto che Pier Paolo Pasolini ebbe con la madre è fondamentale per comprendere non solo l’opera in questione ma la sua intera produzione artistica, caratterizzata da una perenne nostalgia della “Cosa”, Eden ateo equivalente all’affezionato volto materno. Non a caso, in “Il Vangelo secondo Matteo”, è proprio la madre Susanna ad interpretare il ruolo della Madonna.

In una delle più belle poesie dedicate alla madre, Pasolini scrive: […] Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore, ciò che è stato sempre, prima d’ogni altro amore. Per questo devo dirti ciò ch’è orrendo conoscere: è dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia. Sei insostituibile. Per questo è dannata alla solitudine la vita che mi hai data. E non voglio esser solo. Ho un’infinita fame d’amore, dell’amore di corpi senza anima. Perché l’anima è in te, sei tu, ma tu sei mia madre e il tuo amore è la mia schiavitù […]

Se rapportiamo questi versi a “Salò o le 120 giornate di Sodoma” e, in particolare, alla risposta della signora Maggi al pianto straziante di Renata, ecco che riusciamo a distinguere l’origine di quella divaricazione abissale tra sesso e amore che caratterizzò l’intera vita di Pasolini. La signora Maggi racconta di come, per dedicarsi pienamente ad un’esistenza libertina, si sia risolta nell’uccidere la madre, non sopportandone i continui tentativi di frenare le sue passioni. Dalle parole della signora Maggi possiamo scorgere il Pasolini uomo irrompere con prepotenza: l’impossibilità di possedere l’unica donna oggetto del suo amore, l’adorata madre, porta Pasolini, infatti, a bruciare di una passione ossessiva, alla ricerca mai soddisfatta di corpi senz’anima (“perché l’anima è in te, sei tu, ma tu sei mia madre”)

La farsesca Repubblica di Salò diviene quindi lo spazio storico ideale dove far coincidere la tirannica Legge sadiana con l’autoritarismo volgare dei mezzi di comunicazione di massa. La tesi fondamentale e originale di Pier Paolo Pasolini è l’idea che siamo di fronte ad una nuova forma di fascismo. Il nuovo fascismo, meno brutale ma più subdolo del primo, nel quale riversa l’Italia dopo il ’68, non è quello propriamente fascista, mussoliniano, militare, ma una nuova forma di potere “senza testa”. Come sottolinea Massimo Recalcati in un suo intervento su Pasolini del 2015, siamo di fronte a quel che Foucault definisce “biopolitica”: un potere che non si limita ad esercitare il diritto di dare la morte ma un potere che trasforma radicalmente l’esistenza delle persone. Pier Paolo Pasolini, dando voce all’incubo di Serafino Gubbio Operatore, alter ego di Pirandello in “Si gira”, definisce questo secondo fascismo l’apparizione di una nuova categoria umana, fatta non più di uomini ma di macchine “che sbattono le une contro le altre”. Quello di Pasolini in “Salò o le 120 giornate di Sodoma” si propone, quindi, come grido disperato di allarme.

Regista: Pier Paolo Pasolini; Genere: Drammatico; Anno: 1975; Paese: Francia, Italia; Durata: 117 min.; Distribuzione: Pea – Ricordi Video, Vivivideo, Panarecord, L’unita’ Video.

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