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Racconti d’arte: alla scoperta del cane nella pittura con Gian Maria Mairo e il Lagotto del Guercino

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Dopo le due Sofonisbe raccontate da Claudio Strinati nuova puntata dei Racconti d’arte a cura di Gian Maria Mairo, dedicata ad un argomento insolito, il cane lagotto nella pittura. Protagonista assoluto l’esemplare canino della razza autoctona del Delta del Po nel ritratto del Guercino appartenente alla Fondazione Sorgente Group di Valter e Paola Mainetti.

Questa opera raffigura uno dei massimi esponenti della pittura barocca italiana, il Guercino appunto, che si fa ritrarre assieme alla madre e a un magnifico esemplare di cane dal pelo riccio e folto.

Dando così avvio alla riflessione sull’importanza che i cani – così spesso ritratti nei secoli dagli artisti – ricoprivano all’interno del ambiente familiare o di corte e sulla evoluzione delle loro razze.

Il Lagotto di Romagna è una razza autoctona delle zone paludose dell’entroterra compreso tra Ravenna e il Delta del Po, in un territorio assai familiare al Guercino, che era originario di Cento.
Il nome Lagotto, di chiara origine dialettale (Càn Lagòt), deriva da un piccolo paese di nome Lagosanto nel cuore della Valli di Comacchio, i cui abitanti sono tuttora chiamati “Lagotti”. 

Ritornando al dipinto, un dettaglio di assoluta importanza è costituito dal collare dell’animale: una fascia rossa sulla quale è riportato lo stemma araldico dei Farnese di Parma, decorato con bianchi gigli. Una famiglia, quella parmense, per la quale Guercino portò a compimento il ciclo di affreschi della cupola nel Duomo di Piacenza. Questo prezioso riferimento ai Fanese ci fa supporre che il cane sia stato un dono dei duchi al Guercino, come ulteriore ringraziamento per la realizzazione di quell’unica committenza. Un dettaglio che ci consente di datare il dipinto attorno al 1627, dopo il compimento del ciclo di affreschi.

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