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SULLE TRACCE DELLA SCUOLA MEDICA SALERNITANA

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Breve resoconto del percorso che, nella ricerca della Cappella di Santa Caterina alessandrina, Patrona della Scuola Medica, ha condotto alla scoperta di un sepolcreto del secolo XIII nella zona alta di Salerno

Nel quartiere salernitano del Plajo Montis, la toponomastica rimanda ovunque alla Schola Salerni che, storicamente, ha avuto in zona una delle sue sedi nel Palazzo Copeta e in cui tuttora permangono strutture ad essa riconducibili: il Giardino della Minerva (sec. XIII/XIV), ritenuto il luogo dove si trovava il Viridario di Matteo Silvatico, noto esponente della istituzione e l’Orto di S.Lorenzo (sec. IX/X), contenente i resti dell’orto monastico del cenobio, sontuosamente ristrutturato dal magister della Scuola salernitana Giovanni da Procida (sec. XIII) per le Clarisse di S.Spirito dopo che per secoli era stato utilizzato da quell’ Ordine benedettino che tanta parte ebbe, con le opere (sec. XI) di Costantino l’Africano e di Alfano I, nello sviluppo degli insegnamenti della Schola.

Finora però di Cappelle dedicate alla Patrona della Scuola S.Caterina alessandrina non se ne sono trovate in zona. E sì che la relativa presenza è spesso sintomatica di un utilizzo da parte della Schola, come avvenne per l’aula, con raffigurazione della Santa, contenuta nell’ipogeo di S. Pietro a Corte o per le Sale S.Tommaso e S. Lazzaro, già costituenti Cappella della Santa, presso la Cattedrale. La fonte documentale nondimeno ne attesta la presenza. Ed infatti è ricordata la Cappella sita all’interno della Chiesa di S. Francesco; inoltre dall’esame dei resoconti delle visite pastorali risulta che in territorio parrocchiale di S. Eufemio e S. Massimo, quindi anche qui in pieno Plajo Montis, era collocata una Cappella di S. Caterina (denominata “alli Fusesi” o “del Cantaro” o “sotto S. Lorenzo”) nel periodo che va dal 1567 al 1618. Altra documentazione di supporto è l’atto notarile con cui nell’anno 1630 i Padri Riformati acquistarono parvum petium territorii per il Convento di S. Lorenzo, atteso che nella determinazione dei confini si legge che esso si trovava tra l’altro iuxta cappellam S. Catarinae.

Per una individuazione più precisa della relativa collocazione è stata poi esaminata la relazione dei due apprezzatori, inserita nello strumento, la quale specifica che il territorio era situato “da sopra la strada pubblica che va a detto convento”, dal che deriva che anche la Cappella non poteva che insistere al di sopra di tale strada, oggi denominata Rampe di S. Lorenzo, quindi a monte delle stesse. Una ulteriore specificazione è poi contenuta nel Libro della fabrica (resoconto dei lavori di ristrutturazione del Convento), in cui si legge “Giovedì di Resurrezione, 13 d’aprile 1640, si cominciò a fatigare nel primo abballaturo della strada sopra S.Catarina, cioè quando si viene a S. Massimo”. C’è qui un’ apparente contraddizione con quanto su rilevato poiché il riferimento è (pare essere) alla “strada sopra S. Catarina”, come se la Cappella si posizionasse al di sotto di tale via cioè a valle delle odierne Rampe di S. Lorenzo. Ma tale lettura sarebbe superficiale, in quanto il passo va interpretato come facente riferimento all’ “abballaturo della strada” inteso come rialzo o ballatoio stradale, dal che emerge che non c’è contraddizione: anche per il Libro della fabrica, cioè, S. Caterina è sita a monte delle Rampe e non a valle.

D’altronde vi sono testimonianze storiche che le finalità dell’acquisto del 1630 erano quelle di dotare il Convento e soprattutto la relativa Chiesa di S.Anna, di cui era stato invertito l’asse da ovest-est ad est-ovest, di un più comodo accesso viario, per cui il piccolo fondo acquisito doveva logicamente venir utile per la costruzione di un declivio il meno ripido possibile, il che presupponeva che il punto più basso fosse sul lato ovest della realizzazione del 1640, sulla originaria strada per il Monastero di S. Lorenzo. Forti di tali dati documentali e logici, si è proceduto ad un accurato esame dell’area, oggi proprietà privata, al fine di riscontrare se residuassero ancora o no tracce riconoscibili della vecchia struttura dedicata alla Santa alessandrina. In loco un attento studio ha consentito di verificare sulla murazione sottostante il giardino monastico la presenza in sequenza sul medesimo asse, a distanza di circa due metri l’uno dall’altro, di due gruppi di tre fori ciascuno. La relativa profondità, per i più consistenti, si attestava sul metro e mezzo circa: poco compatibile con una funzione di mero deflusso delle acque. Ciò, in aggiunta alla dislocazione ricordata, ha indotto a ritenere che gli stessi altro non fossero che sfiatatoi installati per preservare un quid retrostante. Questo qualcosa aveva consistenti probabilità di essere l’antica struttura, verosimilmente occlusa in sede di realizzazione del nuovo accesso al Convento perché poco compatibile con la nuova realizzazione e con la modifica del piano viario; dopo di che della occlusione era stato perso completamente il ricordo, probabilmente perché operata senza che di essa fosse fatta indicazione alcuna nella documentazione relativa ai lavori e, forse, anche in connessione con l’epidemia di peste che colpì Salerno nel 1656.

Il lavoro d’indagine, prima documentale e poi visivo, è stato assai lungo (circa due anni). Il presente breve resoconto cerca di evidenziarne i momenti salienti, omettendo le difficoltà di volta in volta incontrate, sia per il rinvenimento degli elementi cartacei di supporto sia per l’interpretazione degli stessi e delle tracce fisiche residue sul posto. L’attività di scoperta vera e propria si immaginava invece ben più celere, ché all’apparenza solo un leggero diaframma, pur opposto da quasi quattro secoli, divideva la realizzazione seicentesca dall’antica struttura. La realtà dei fatti ha da un lato frustrato le aspettative, dall’altro le ha invece esaltate e ne ha fatto nascere di nuove. Ed invero in corrispondenza degli sfiatatoi prima indicati non è affatto immediatamente emersa, come pure invece si immaginava, l’antica Cappella ma, sorprendentemente, un ampio vano contenente sepolture dalla connotazione molto semplice, in quanto composte quasi essenzialmente di pietrame, e, oltre a tali sepolture, quel che si ritiene possa essere una serie di sepolcri, sia affiancati sia sovrapposti; il che ha indotto a concludere che le prese d’aria servissero invero a garantire la conservazione di un intero sepolcreto, quest’ultimo forse in prossimità (o magari proprio già all’interno) della Cappella dedicata a Santa Caterina alessandrina. Il dato di maggior rilievo della scoperta è consistito poi nel rinvenimento, tra il pietrame della sepoltura, di numerosi cocci, di un timbro per sigillo in terracotta e di altro materiale laterizio. Sono stati rinvenuti in particolare resti di raffinata e costosa ceramica vetrificata e protomaiolica del secolo XIII, il che dà dimostrazione che si tratta di sepolcreto risalente a tale epoca, relativo cioè forse al primo periodo di utilizzo del Monastero da parte delle Clarisse di S. Spirito, come sopra ricordato. Sono quindi verosimilmente resti riconducibili a quei lavori sontuosi condotti, al cenobio ed al relativo giardino, da Giovanni da Procida. Saremmo quindi in presenza delle tracce fisiche ancora esistenti del collegamento, che è storicamente indiscutibile, tra la realtà monastica del luogo e la Scuola Medica Salernitana, di cui quell’influente uomo politico fu come detto elemento di spicco assoluto. Potrebbe però anche trattarsi di resti antecedenti a tali lavori, più approfonditi esami dovendo individuare la compatibilità della datazione storica dei rinvenimenti con gli ultimi anni del secolo XIII. Ad ogni modo il dato che sin d’ora già può reputarsi assodato è la presenza sin dal secolo XIII, nella zona del Monastero di S. Lorenzo in Plajo Montis ed in area assai prossima alla Cappella dedicata alla Patrona della Scuola Medica, di persone, i cui sepolcri hanno connotazione assai semplice, dal gusto estetico molto raffinato e dalle cospicue disponibilità finanziarie.

L’ulteriore esame dei resti ed in particolare le verifiche su di un possente muro che ha tutta l’aria di essere il lato esterno orientale della Cappella dedicata a Santa Caterina alessandrina consentiranno altre valutazioni che saranno oggetto di prossimi studi.



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