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Ingmar Bergman: La trilogia del silenzio di Dio

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Come in uno specchio (1961)

Ingmar Bergman, nel periodo di tempo compreso fra  1956 e il 1963, diviene, senza ombra di dubbio, una delle colonne portanti del panorama cinematografico mondiale. Il suo cinema, carico di un modernismo fuori dagli schemi, lo porta in breve tempo ad imporsi come uno dei più complessi registi del ventesimo secolo. Il vero interrogativo della mai banale ricerca personale e cinematografica del regista svedese si rivela, sin dalle sue prime pellicole, il tentativo di trovare una risposta alla umana ed insopprimibile domanda di senso.

L’opera che maggiormente esprime tale desiderio di conoscenza è una trilogia di pellicole: “La trilogia del silenzio di Dio”. Il titolo della prima pellicola “Come in uno specchio” (1961) è tratto dalla prima lettera di San Paolo ai Corintii (XIII,12): “Adesso noi vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; allora vedremo faccia a faccia”.

La vicenda esistenziale dei pochi protagonisti, ritmata dalla Suite n°2 in re minore di J. S. Bach, si svolge su di un’isola del Mar Baltico. È proprio su quest’isola che Karin, una schizofrenica appena uscita dall’ospedale, decide di trascorrere del tempo con la sua famiglia. La pellicola ruota intorno a quattro “persone che spuntano da un mare”: Karin, giovane donna gravemente malata, Martin, marito della donna, David, padre di Karin, “chiuso perennemente nella sua torre d’avorio artistica ed estetica” e Minus, ultimo figlio di David, nel pieno della sua fragilità adolescenziale, con il quale Karin sviluppa un rapporto talmente morboso da sfiorare l’incesto. La situazione psicologica della giovane protagonista (brillantemente interpretata da Harriet Andersson) è un climax ascendente a scandire i tempi del film, sino al tragico epilogo, in cui la giovane donna crede di aver visto Dio. Sbloccati, forse, dall’improvviso tracollo, David e il figlio adolescente riescono finalmente ad abbattere il muro di angosciante incomunicabilità e scorgere una salvifica e possibile via d’uscita.

Questa prima espressione del “trittico del problema religioso” è una magistrale opera di Ingmar Bergman, capace di trattare una malattia tanto mentale quanto esistenziale e porre, con i successivi sviluppi della trilogia, ulteriori interrogativi. 

Il sogno di Karin: “Ho avuto paura. La porta si è dischiusa, ma il Dio che è entrato era solo un ragno. Si è avvicinato a me e io l’ho visto in faccia: un viso ripugnante e gelido. Si è lanciato su di me, voleva possedermi ma io mi sono difesa. Vedevo continuamente i suoi occhi così freddi e calmi. Non è riuscito a penetrare in me, così ha strisciato sul mio petto e se ne è andato su per la parete. Ho visto Dio.”

Regia di Ingmar Bergman. Film del 1961 con Harriet Andersson, Max von Sydow, Gunnar Bjornstrand, Lars Passgard. Titolo originale: Säsom i en spegel. Genere Drammatico – Svezia, 1961, durata: 89 minuti.

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