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L’ORTO DI S. LORENZO E LA SCUOLA MEDICA SALERNITANA

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Riscoperta di un antico giardino monastico riconducibile all’epoca d’oro della Schola Salerni (sec. XI/XIII)

Nel corso di recenti lavori di sistemazione di un’area privata abbandonata da decenni, nella zona alta di Salerno dove in età medievale si trovava il quartiere del Plajum montis, sono stati rinvenuti i resti di un antico orto monastico, che successivi studi hanno consentito di individuare come l’Orto del Monastero di S.Lorenzo.

Fu Giovanni da Procida, influente magister della Schola Salerni ed autore di svariati scritti in materia sanitaria, medico personale dell’Imperatore Federico II, a far realizzare alla fine del secolo XIII una generale maestosa ristrutturazione, “non mirando a spesa alcuna”, del Monastero e del relativo giardino, dopo aver richiesto ed ottenuto con bolle di Papa Bonifacio VIII nel 1295 l’attribuzione della struttura alle Clarisse di S.Spirito, ponendo come badessa la propria figlia Giovanna. E fino al 1630 è documentata la presenza in loco di una Cappella dedicata a S. Caterina, che era la Patrona della Scuola Medica (le fonti parlano al riguardo di S. Caterina del Cantaro o sotto S. Lorenzo). In questo complesso monastico gli storici riferiscono poi che trovarono a lungo riparo le Regine Costanza di Svevia e Bianca d’Angiò. 

In precedenza, il Monastero, che era stato fondato nel secolo IX /X e che fu donato nell’anno 1060 dall’ultimo Principe longobardo Gisulfo II all’Abbazia di Montecassino retta da Desiderio, futuro Papa Vittore III, faceva parte dell’Ordine benedettino, come benedettini erano sia l’Arcivescovo di Salerno e medico Alfano I sia il monaco e medico Costantino l’Africano, figura legatissima all’Arcivescovo che a sua volta era legato al futuro Papa oltre che all’ultimo Principe longobardo nonché al Duca normanno Roberto il Guiscardo.

Alfano I e Costantino furono gli autori di trattati medici che poi sarebbero stati utilizzati a lungo dalla Schola che, nata sul finire del secolo X senza che ne sia noto l’originario carattere laico o no, assunse  connotazione laicale pur sviluppandosi sotto la protezione del potere politico e religioso.

In particolare, numerose opere di traduzione e adattamento dall’arabo di Costantino, realizzate nel secolo XI,  divennero, addirittura per centinaia d’anni, il perno di tutti gli insegnamenti della Scuola. 

Il giardino di cui sono stati trovati i resti è quindi di enorme importanza, e non solo per la Storia cittadina. Si tratta di un’area miracolosamente scampata al tempo e strettamente collegata alla Scuola Medica Salernitana del suo periodo d’oro (secoli XI/XIII).

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