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“Miracolo Mondiale”: Kuwait 1982

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Il Kuwait, uno degli Stati più ricchi dal punto di vista petrolifero, è anche uno dei più longevi dell’intero Golfo Perisco. Capitale culturale della regione, più alto tasso di alfabetizzazione nel mondo arabo, famosissimi per le loro soap opera, il più antico movimento di arte moderna della penisola arabica, più di 20 gallerie d’arte nel paese, primo paese del Golfo Persico a concedere borse di studio nel campo delle arti e, aspetto ancor più importante, la realizzazione del più grande ospedale pediatrico del mondo, situato nella regione di Al-Shuwaikh con una superficie di 300.000 metri quadrati con un totale di 792 posti letto. Se c’è denaro ci sono investimenti, e se ci sono investimenti ci sono posti di lavoro da riempire che non possono far altro che aiutare la popolazione a vivere una vita migliore.

La vera curiosità, però, riguarda lo sport, perché il Kuwait è uno degli Stati più competitivi di tutta la penisola araba. Nel 2015 ha vinto il Torneo di I divisione dell’IIHF Challenge Cup of Asia, il campionato asiatico di hockey su ghiaccio. Anche il basket è uno degli sport più popolari e praticati del paese, con il quarto posto della Nazionale di pallacanestro ai Campionati asiatici del 1983. Ovviamente, però, lo sport più seguito resta il calcio.

Il campionato di calcio del Kuwait non è di primissima fascia, ma a livello asiatico è uno dei più solidi e competitivi soprattutto dal punto di vista economico nonostante siano solamente 8 squadre. Gli stadi che vengono spesso e volentieri riempiti nonostante non siano di grande capienza. Parliamo di impianti che non superano i 25mila posti a sedere, il più grande, quello dell’Al-Qadisiya, può contenere massimo 24mila spettatori. Lo stadio per eccellenza, e che funge da fiore all’occhiello per tutto il paese, è sicuramente lo stadio internazionale Jaber al-Ahmad, impianto con ben 60mila posti che dal 2015 ospita principalmente le gare della Nazionale. Questa struttura è stata dedicata a Jaber Al-Ahmad, un emiro kuwaitiano in carica dal 1977 al 2006, e considerato uno dei migliori di tutta la storia del paese. Non è chiaro quante mogli abbia avuto Jaber nella sua lunga vita, ma di certo si sa che ebbe quaranta tra figli e figlie. Questi, però, sono “piccoli” particolari..


Lo stadio, come già ribadito, ospita le gare della Nazionale di calcio guidata da Thamer Enad, selezionatore che ha a disposizione un gruppo di soli calciatori militanti nelle migliori squadre del campionato del Kuwait, fatta eccezione per Al Enezi e Al Ansari che giocano rispettivamente in Qatar e Arabia Saudita. In passato, il Kuwait ha saputo regalare grandi gioie a tutta la Nazione, in particolare nei meravigliosi anni ’80 che restano e resteranno per sempre gli anni più dolci del calcio kuwaitiano.

Per il Kuwait c’era la ghiotta opportunità di ben figurare nella Coppa d’Asia che si sarebbe disputata proprio in casa, tra le mura amiche. All’epoca, il torneo presentò una nuova formula: le squadre diventarono dieci, e furono divise in due gironi da cinque, poi semifinali e finale. La competizione si giocò a settembre, proprio nei giorni dell’inizio del sanguinoso ed infinito conflitto tra Iran e Iraq. L’Iraq non c’è, ma l’Iran sì, e il calciatore Hassan Rowshan è raggiunto in ritiro dalla notizia della morte del fratello in uno degli attacchi.
Ben cinque le compagini esordienti: Bangladesh, Corea del Nord, Emirati Arabi Uniti, Qatar e Siria; di questo lotto strappa applausi la selezione nordcoreana, che riesce a raggiungere la semifinale. E che semifinale: il menù dell’eliminazione diretta prevede un vibrante derby contro la Corea del Sud. A passare in vantaggio sono i debuttanti della Corea del Nord, ma negli ultimi dieci minuti si concretizza la rimonta rivale firmata da Chung Hae-Won.

L’appuntamento finale vede affrontarsi i sudcoreani e i padroni di casa, arrivati fin qui dopo aver eliminato l’Iran in semifinale per 2-1. Allo stadio Sabah Al-Salem, 25.000 tifosi kuwaitiani assistettero al largo successo dei loro idoli, che scrissero il proprio nome nell’albo d’oro del torneo a quattro anni di distanza dalla finale persa proprio con l’Iran. Finisce 3-0, con la doppietta di Faisal Al-Dakhil: curiosamente la sfida giocata tra le due squadre nella fase a gironi era terminata con il medesimo punteggio, ma a favore della Corea del Sud, che chiuse dunque in testa il suo gruppo. Per la quinta volta su sette edizioni complessive s’impone la nazionale ospitante. Erano state appena gettate le basi per la costruzione di un nuovo miracolo sportivo, perché questa squadra cavalcava alla grande l’onda dell’entusiasmo e non aveva nessuna voglia di scendere.

La formazione titolare del Kuwait vittorioso nella Coppa d’Asia del 1980

L’anno successivo a questo storico successo, il Kuwait iniziò il proprio percorso di qualificazione ai campionati mondiali di calcio che si sarebbero disputati in Spagna nel 1982. L’obiettivo era quello di provare a scrivere un’altra pagina di storia dopo la vittoria della Coppa d’Asia insieme a Carlos Alberto Parreira.

L’Iran si ritira anticipatamente, 20 squadre divise in 4 gruppi con le prime 2 classificate che si qualificano alla fase finale. Il Kuwait si qualificò come prima del girone a punteggio pieno mettendosi alle spalle Corea del Sud, Malesia e Thailandia, tutte battute largamente e senza subire reti. Il secondo turno fu decisamente molto più complicato ed equilibrato, visto che il Kuwait di Parreira si qualificherà sì come prima, ma con soli 2 punti di distacco dalle inseguitrici Nuova Zelanda e Cina che occupavano rispettivamente secondo e terzo posto valevoli, all’epoca, per degli scomodi spareggi. Ultima e con un percorso deludente l’Arabia Saudita. Il Kuwait scrisse la storia, perché con le unghie e con i denti in un girone difficile riuscì a centrare la qualificazione al Mondiale del 1982, ottenendo così il suo secondo miglior risultato della storia del calcio kuwaitiano.

Si vola in Spagna, dove ad attendere uno sconosciuto Kuwait c’erano Nazionali spaventose come Inghilterra, Francia e Cecoslovacchia. Vedi loro e automaticamente pensi al petrolio, ai soldi, ma in quegli anni la figura di quella selezione venne riconosciuta anche per via del loro allenatore e di quello che era riuscito a costruire. Stiamo parlando di Parreira, tecnico brasiliano che 12 anni più tardi salirà sul tetto del mondo con il suo Brasile a spese proprio degli italiani, anche quella una Nazionale fortissima e decimata da infortuni e squalifiche, ma ovviamente questo è un discorso a parte.

Esordio a Valladolid, ed è subito festa. Un pareggio per 1-1 contro i cecoslovacchi che mandò in estasi il popolo kuwaitiano “emigrato” in Spagna. Ma come ben sappiamo, non è tutt’oro quel che luccica, e il Kuwait rispecchia perfettamente questo detto. Dopo il pareggio, infatti, Francia e Inghilterra si dimostrarono nettamente superiori: poker dei francesi, e tirato 1-0 degli inglesi che sancirono la definitiva eliminazione del Kuwait dai Mondiali.

C’è un retroscena, però, che merita di essere raccontato: il match Francia-Kuwait, valido per il gruppo 4 che si stava disputando il 21 giugno allo José Zorrilla di Valladolid, venne interrotto dalla discesa sul terreno di gioco dello sceicco Fahad Al-Ahmed Al-Jaber Al-Sabah, presidente della Federcalcio.Il motivo? Semplicemente aver subito il quarto goal (da parte di Giresse) dai galletti francesi, viziato da un fischio arrivato dagli spalti e che aveva, a dire suo e dei componenti della squadra, viziato la regolarità dell’azione. Mentre i giocatori arabi stavano per riprendere il gioco, lo sceicco, immune a qualunque regolamento del gioco, entrò sul terreno di gioco ordinando alla squadra di uscire dal campo. L’arbitro non seppe fare altro che decretare l’annullamento della rete per un fantomatico fuorigioco mentre i francesi, infuriati, non riuscirono in alcun modo a far valere le loro ragioni. Il gioco riprese, e soltanto pochi minuti dopo i francesi andarono in rete nuovamente, stavolta con Bossis, per il 4-1 finale.

Pochi giorni dopo, la giacchetta nera venne radiata dalla FIFA, mentre gli arabi se ne tornarono a casa con un punto in tre partite, frutto del pareggio nell’incontro inaugurale con la Cecoslovacchia. Lo sceicco verrà multato per l’importo, per lui misero, di 10 mila dollari ma conoscerà un destino tragico qualche anno dopo. In occasione dell’invasione del suo Stato da parte delle truppe irachene nell’agosto 1990, troverà la morte mentre con un manipolo di soldati difendeva una caserma dall’assalto delle truppe irachene di Saddam Hussein.

I Mondiali sono anche questi, storie di calcio, favole in alcuni casi, che spesso portano con sé particolarità e personaggi politici molto particolari. Dopo quegli anni ’80 meravigliosi, il Kuwait è andato pian piano in declino, complice anche l’importante crescita delle altre Nazionali vicine ad esso. Mai più un Mondiale dal quel famoso 1982, leggermente meglio in Coppa d’Asia visto il terzo posto del 1984 a Singapore e i Quarti di Finale in Libano nel 2000. Dopo questo, il nulla.

Ultima, ma non meno importante curiosità che ci lega alla favola Kuwait, riguarda una leggenda del calcio. Stiamo parlando di Michel Platini, il francese dalle spiccate doti tecniche che in quegli anni deliziava il palato e asciugava lacrime di esaltazione calcistica ai tanti tifosi juventini. Ritiratosi nel 1987, Platini disputa una partita amichevole contro l’URSS nel 1988 accentando l’invito dell’Emiro. Ancora oggi restano ignoti i motivi di tale invito e soprattutto di tale accettazione da parte del francese: soldi? Politica? Oppure un gesto di scuse da parte del Kuwait visto l’episodio che accadde nel 1982? Tante domande, troppe risposte. La verità è ancora oggi un mistero, tanto è vero che è raro, se non impossibile, trovare una foto di Platini che indossava quella maglia e che giocava quella partita.

Lancio della monetina prima di Francia-Kuwait. Al centro i due capitani, Platini e Sa’ad Al-Houti

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