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Un campione del mondo anche per la Reggiana

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La Reggiana, nonostante i problemi degli ultimi anni, resta una delle societĂ  piĂą importanti della storia del calcio italiani. Lo dicono i numeri e i calciatori con la quale ha avuto modo di condividere gioie e dolori, in particolare la figura di Claudio Taffarel.

Nell’estate del 1993, la Reggiana voleva allestire una squadra importante per la massima serie. Per prima cosa, bisognava sostituire Luca Bucci, eroe della promozione ritornato al Parma. I granata, per colmare l’importante buco, decisero di affidarsi alle mani di Taffarel. All’epoca era insolito che in Italia, patria dei portieri, venisse ingaggiato un estremo difensore brasiliano, ma Claudio era un portiere piĂą europeo che brasiliano. Taffarel non aveva un fisico esplosivo e non era spettacolare. Le sue caratteristiche principali erano la freddezza, il senso della posizione e la prontezza di riflessi. Inoltre, era un abile para rigori che, purtroppo, ci farĂ  piangere ai Mondiali del 1994 parando un rigore a Massaro.

La stagione della Reggiana si rivela difficile, e la squadra lotta fino alla fine per restare in Serie A. L’ultima partita la Reggiana la gioca a San Siro contro il Milan, già campione d’Italia, e tutto lascia presagire che sarà lo spareggio con il Piacenza a decidere quale delle due resterà nella massima serie. Ma un gran gol di Esposito e una parata incredibile di Taffarel su Massaro sanciscono la vittoria e la permanenza nella massima serie dei granata. Al termine della stagione, Claudio gioca i Mondiali del 1994 da titolare e li vince in finale contro l’Italia, diventando campione del mondo.

Nonostante questo, la Reggiana gli preferisce, nel ruolo di extracomunitario, Oliseh e non lo conferma. Scelta che ancora oggi resta indecifrabile, probabilmente non si saprĂ  mai il motivo per il quale Taffarel non venne confermato. Fatto sta che il brasiliano, essendo disoccupato, andrĂ  a giocare come attaccante, per un breve periodo, con la squadra parrocchiale del Preziosissimo Sangue di Reggio Emilia, per poi ritornare in Brasile e vestire per quattro anni la maglia dell’Atletico Mineiro.

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